
Piccione Primavera
Piccione in vetro soffiato bianco lattiginoso, apparentemente craquelé, con zampe, occhi e becco in vetro nero. L'immagine del piccione appare nel catalogo della Biennale veneziana del 1930 per la prima volta con il titolo di "Primavera (Piccione in vetro)" e da allora questo tipo di vetro assunse quella denominazione.
Con il vetro "Primavera" si creò una serie di affascinanti forme che riscossero grande successo; la produzione fu però piuttosto limitata poiché la miscela vetrosa, probabilmente di silicato sodico e di altri ingredienti, che lo stesso Barovier definì casuale, una volta terminata, non potè più essere rifatta, nonostante le ripetute prove degli anni successivi.
Il vetro "Primavera" venne costantemente accostato al vetro nero, usato esclusivamente per le parti ornamentali, anche se si conoscono esemplari con decorazioni in blu.
I soggetti che furono creati con questo vetro sono di una grande varietà: una serie di bellissimi vasi venne presentata alla Triennale di Monza del 1930 ("Domus", luglio 1930, p. 40) mentre animali e piante grasse appaiono nelle pagine di "Dedalo" (1930-31, p. 317), nell'articolo che la rivista dedicò ai vetri esposti alla Triennale.
Il numero limitato di vetri che vennero soffiati con questo speciale impasto rende oggi questa serie molto ricercata e preziosa. Il piccione fu esposto alla personale di Ercole Barovier all'Angelicum a Milano nel 1951, alla "Mostra storica del vetro muranese" alla biennale veneziana del 1952 e alla personale di Ercole Barovier al Museo Correr, Venezia, 1989.
Designer: Ercole Barovier
Produttore: Barovier & C., 1929/30
Collezione Angelo Barovier, Venezia
h. 30 cm; largh. 23 cm
