"2026 Chapter 1" presentato alla Milan Design Week

20 Aprile 2026

Un nuovo capitolo di Barovier&Toso prende forma sotto la direzione artistica di Luca Nichetto: passato e presente si sfiorano, attraverso le creazioni di Keiji Ashizawa, Emmanuel Babled, García Cumini, Studio Lani, NICHETTO® e Claesson Koivisto Rune.

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Un nuovo capitolo di Barovier&Toso prende forma sotto la direzione artistica di Luca Nichetto: passato e presente si sfiorano, attraverso le creazioni di Keiji Ashizawa, Emmanuel Babled, García Cumini, Studio Lani, NICHETTO® e Claesson Koivisto Rune. Un’architettura di proporzioni, ritmo e silenzi. Un linguaggio che attraversa la tradizione, generando forme contemporanee. 

Lo spazio si apre con Etime, una delle novità disegnate da NICHETTO®: un volume cubico in vetro che nasce dall’incontro tra quadrato e cerchio. Pensato come un modulo componibile, Etime unisce funzione e presenza scultorea, trasformando la geometria in un segno essenziale e rigoroso. In vetrina, la sospensione Profilo diffonde una luce delicata e armoniosa attraverso i suoi dischi con spirali opaline di diverse circonferenze. 

La lampada da tavolo Aurora completa il trittico di creazioni firmate da NICHETTO®, rileggendo la tradizione dell’illuminazione a olio in chiave contemporanea grazie a una tecnologia perfettamente integrata e invisibile e a un corpo in vetro rigato che restituisce vibrazioni ottiche raffinate. Il percorso prosegue con ulteriori novità e con l'ampliamento di collezioni esistenti. Le nuove versioni da tavolo e da terra di Agave, progettate da García Cumini, accentuano la tensione verticale e la leggerezza materica della collezione, valorizzata dalla tecnica della rugiada e da un effetto sfumato ottenuto con graniglia di vetro colorato. 

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Olori, di Studio Lani, celebra forza e femminilità attraverso una serie di vasi che reinterpretano i gioielli tradizionali nigeriani che cingono il collo come simboli di appartenenza e dignità. Con Kado, Keiji Ashizawa concepisce il vaso come una piccola architettura ispirata all’ikebana: superfici articolate in piani e inclinazioni misurate guidano il gesto compositivo, mentre le diverse lavorazioni (dall’incamiciato alla velatura in moleria) costruiscono un equilibrio tra materia, colore e sospensione. 

I vasi Lithos, di Emmanuel Babled, esplorano il vetro come materia geologica. Una polvere minerale reattiva genera bolle e inclusioni che si cristallizzano in una pelle compatta e irregolare, evocando roccia e stratificazioni fossili. Lenti ottiche integrate amplificano la morfologia interna, rendendo ogni pezzo unico e profondamente materico. 

Podio, progettato da Claesson Koivisto Rune, propone un sistema modulare di vasi composti da contenitore e coperchio, realizzati rispettivamente con la tecnica della corteccia e del vetro colato. Le diverse proporzioni permettono composizioni sovrapponibili che richiamano piccole architetture e valorizzano sia il fiore sia il vaso in sé, inteso come un oggetto da esposizione, da cui deriva il nome podio. 

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A conclusione del percorso, la Coppa Barovier, capolavoro del Rinascimento muranese, realizzata intorno al 1460 e tradizionalmente attribuita ad Angelo Barovier, riafferma il legame dell’azienda con la propria storia. Dipinta a smalti policromi e oro su vetro blu intenso, continua ancora oggi a essere prodotta secondo le tecniche originarie, custodendo una tradizione che attraversa oltre cinque secoli. «Con 2026 Chapter 1 inauguriamo una fase di rinnovamento importante per Barovier&Toso, in cui tradizione e innovazione procedono insieme in modo consapevole», afferma Andrea Signoroni. 

«Questo nuovo capitolo nasce dalla volontà di rafforzare l’identità storica del marchio, rendendolo al tempo stesso più aperto, contemporaneo e internazionale. Il nostro patrimonio storico non è solo memoria, ma una risorsa viva da cui trarre ispirazione per innovare. In questo senso, ogni prodotto e ogni allestimento sono parte di un percorso coerente, capace di rafforzare il brand sui mercati internazionali e di immaginare nuove possibilità creative senza tradire la nostra identità artigianale».